L'allestimento della mostra "Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore" nel Salone della Basilica Palladiana è stato progettato con l'obiettivo di inserire la ricostruzione scenografica dell'Olimpichetto all'interno dell'architettura monumentale palladiana, creando un dialogo tra due architetture complete: quella storica della Basilica e quella teatrale della scena ispirata al Teatro Olimpico.
La principale sfida progettuale è stata collocare una grande struttura scenica (circa 16 metri di lunghezza e 8 metri di altezza) in un ambiente monumentale largo 19 metri e alto 16, caratterizzato da ampie finestre e dalla presenza della pietra chiara di Piovene. L'allestimento ha quindi privilegiato la luce naturale, accettandone la variabilità durante la giornata, per creare un rapporto dinamico tra la scena e lo spazio della Basilica, in contrasto con l'approccio museografico tradizionale basato sul controllo totale della luce artificiale.
Il progetto espositivo è concepito come un sistema di quinte teatrali, che richiama il linguaggio della scenografia e costruisce un percorso attorno all'Olimpichetto. Questa impostazione consente ai visitatori di girare attorno alla scena, osservandone anche il retro e rivelando i meccanismi della costruzione teatrale, normalmente nascosti allo spettatore.
L'allestimento sviluppa inoltre il racconto della storia dell'Olimpichetto integrando elementi espositivi e scenografici: tra questi, i costumi originali restaurati, esposti come veri protagonisti della scena e disposti lungo il percorso come spettatori dell'azione teatrale.
Attraverso volumi, colori e differenti altezze delle quinte, il progetto richiama simbolicamente il rapporto tra due città: quella reale visibile dalle finestre della Basilica e quella immaginaria della Tebe scenografica. In questo modo lo spazio della Basilica diventa il punto di congiunzione tra architettura reale e finzione teatrale, trasformando l'allestimento in un ambiente vivo che dialoga con il luogo, la luce e i visitatori.
Credits
Direzione della mostra: Valeria Cafà, Musei Civici di Vicenza
Curatore: Ivan Stefanutti
Allestimento: Manaly
Scrittura della luce: Mario Nanni
Allestimento scenografia: Adriano Pernigotti
Restauro della scenografia: Engim-Professionisti del Restauro
Progetto grafico: Studio MAMA
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